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Gruppi di Meditazione Sicilia

Questo sito creato dal Gruppo di meditazione (sangha) di Catania è direttamente collegato con i monaci di Plum Village e vuole essere un punto di incontro tra i praticanti e i sangha che seguono gli insegnamenti della scuola zen di Plum Village fondata da Thay Thich Nhat Hanh.

 

Il Fondamento dell’essere e del non essere di Thich Nhat Hanh PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Maggio 2009 21:37

Questa mattina parliamo di yoga. Yoga è la pratica del connettersi. In genere siamo in uno stato di divisione e yoga è la pratica che può riconnettere e coloro che praticano sono chiamati yogin, perciò siete tutti yogin.

Anche la pratica del Toccare la Terra è una pratica di connessione, di unificazione. A volte questa sembra una pratica di devozione: qualcuno vuole mostrare rispetto a qualcun altro, che sia un genitore o un insegnante o un dio, una divinità.

 

La pratica devozionale è la pratica del cercare protezione, aiuto e si basa sul fatto che ci si sente persi, si hanno problemi, ci manca qualcosa e ci si rivolge a qualcun altro per ottenere protezione, per ottenere un certo tipo di sostegno e nell’atto di prosternarsi c’è il desiderio di riconnettersi. Perciò anche se può essere una pratica di devozione, c’è anche una pratica di connessione.

A Plum Village è diventata una pratica di visione profonda (insight) e sappiamo che non c’è visione profonda senza il fermarsi e nell’insegnamento del Buddha prima di tutto c’è l’insight del non-sé, dell’interessere e la pratica del Toccare la Terra è la pratica del toccare la nostra natura di interessere.

Sappiamo che anatta, non-sé è un insegnamento fondamentale del Buddha e la pratica del Toccare la Terra è una delle pratiche più potenti e utili per aiutarci a toccare la nostra natura dell’interessere, la nostra natura del non-sé. Perciò lo scopo non è cercare protezione o conforto, ma arrivare all’insight e quell’insight ci può liberare, togliere la sensazione di paura, di solitudine, di disperazione.

Nella nostra vita quotidiana viviamo nella dispersione, non siamo in contatto con noi stessi, il corpo può essere qui, ma la mente è altrove, forse nel passato o nel futuro, forse persa nei progetti, nelle preoccupazioni, nella paura, così corpo e mente non sono uniti. Il respiro consapevole aiuta questi due aspetti della nostra personalità a ricongiungersi. Ogni volta che facciamo un passo o un’inspirazione, dovremmo essere in grado di ricongiungere corpo e mente e realizzare l’unità di corpo e mente e per chi è praticante è così facile! Anche questo è yoga, unione di corpo e mente e quando corpo e mente sono insieme, si è veramente presenti, veramente vivi e si può entrare in contatto con le meraviglie della vita del momento, subito, e si può entrare in contatto col Regno di Dio, con la Pura Terra del Buddha, entrare in contatto con la gioia. Tutto quello che cercate è disponibile nel momento in cui corpo e mente sono uniti. Quando fate un passo siete uno yogin, inspirate e siete uno yogin, quando mangiate in silenzio e in presenza mentale, praticate yoga e potete praticare tutto il giorno.

Stando in piedi state cominciando a toccare la Terra, si congiungono le mani, e non è solamente un’azione del corpo, è anche presenza mentale, perché portate il corpo e la mente insieme, se non unite corpo e mente, lo state facendo meccanicamente e questo non è yoga.

Portate le mani al livello della fronte, per entrare in contatto col cervello, il quartier generale del pensiero, il quartier generale della mente e poi le portate all’altezza del cuore e siete in contatto con le vostre emozioni, le vostre sensazioni, il vostro amore e con cervello e cuore uniti state per toccare la terra, toccate la terra non solo col corpo, ma anche col cuore.

Quindi all’inizio il toccare la terra è un’azione fisica e mentale. È un atto di riunificazione e di resa. Quando siete nella posizione in cui la fronte le mani e i piedi sono in contatto con la terra, siete interamente aperti, non siete più chiusi, ma permettete a voi stessi di essere completamente aperti, perciò è molto utile aprire le mani e mostrarle. Mostrarle a chi? Prima di tutto a voi stessi, mostrarvi che non nascondete nulla e siete pienamente esposti e nel movimento di aprire mostrate ciò che è dentro di voi, guardate nei cinque skandha e tutto il cosmo è testimone che siete lì, completamente aperti.

Se pensavate di essere qualcuno, con dei talenti, potete dire: “Beh, quel certo talento non è mio, mi è stato trasmesso dai miei antenati, la mia conoscenza, la mia abilità non sono miei, non sono me, mi sono stati trasmessi dai miei antenati, dal mio maestro. Non possiedo niente”. E quando vi aprite completamente potete lasciare andare tutti i vostri complessi. Il complesso di superiorità: “Sono qualcuno”. Il complesso di inferiorità: “Non sono nessuno”. E anche il complesso di uguaglianza: “Sono bravo come lui”. Li rimuovete tutti, perché nell’insegnamento del Buddha non c’è un sé reale separato. Siete fatti solo di elementi non-voi. Potete elencarli: fuoco, acqua, terra, antenati, istruzione, situazione economica. Potete rendervi conto che siete fatti dell’intero cosmo e non c’è nulla che potete chiamare me. Così tutti i complessi svaniscono. È molto terapeutico.

Se avete sofferto del complesso di inferiorità e pensavate di non essere niente, di non essere come gli altri, toccando la terra comprendete che siete fatti dell’intero cosmo e tutto il cosmo si è riunito perché voi poteste manifestarvi. Contenete il cielo, la terra,le nuvole, la luna, le stelle, contenete tutti i talenti dei vostri antenati. Forse non avevate permesso a queste cose meravigliose di manifestarsi pienamente, perché eravate catturati da quella specie di formazione mentale chiamata complesso di inferiorità. Quando guardate un’altra persona, che è fatta degli stessi elementi vedete che non c’è ragione di sentire che siete inferiori

È come un giardino con tutti i tipi di fiori: non siete un fiore di loto, siete un crisantemo, ma siete una meraviglia. Un loto è un fiore, ma anche voi siete un fiore e se guardate più in profondità vedete che il loto è in voi e voi siete nel loto, è la natura dell’interessere.

Toccare la terra in questo modo non è più un atto di devozione, con cui implorate o chiedete qualcosa, ma è un atto con cui arrivate alla visione profonda del non sé, dell’impermanenza e del nirvana, perché anche il nirvana è una visione profonda. Entrare in contatto con il nirvana è entrare in contatto con Dio. Dio è disponibile nel qui e ora.

Occorre tempo per toccare la terra in questo modo e quando lo fate insieme come gruppo c’è un’energia potente, perché gli altri praticanti sono degli yogin e vi aiutano a farlo in modo ancora più potente.

Quando incontrate qualcuno, gli dite: “Come va?” e gli stringete la mano, ma è un incontro e una conoscenza molto superficiale, non sapete veramente chi è quella persona. Tuttavia gli stringete la mano e lo salutate. Quell’incontro in realtà e l’incontro con la vostra idea di quella persona, piuttosto che con la realtà. C’è un contatto, ma non è molto profondo, a meno che non lasciate che la vostra idea evapori, per entrare più profondamente nella realtà.

Seduti in metropolitana, avete tempo di guardare la persona seduta davanti a voi: nel primo minuto riconoscete appena la forma, il viso, la sua tristezza, ma se sapete come usare il tempo per guardare un’altra volta, potete vedere voi stessi in quella persona, vedete che è vostro fratello, che prova la stessa ansia, paura e rabbia. Questo vi porta a un contatto molto più profondo, perché avete usato la presenza mentale, la concentrazione per entrare in modo più profondo.

Quando pregate Dio, fate la stessa cosa: se lo fate superficialmente entrate in contatto solo con la vostra idea di Dio, non potete entrare in contatto con Dio come realtà. Se pregate in questo modo, non riuscite ad entrare in quella modalità di connessione di cui avete bisogno per essere liberi.
Liberi da cosa? Liberi dalla solitudine, dalla divisione, liberi dalla sofferenza.

Le persone sprecano molto tempo a discutere se Dio esiste o non esiste, ma non perdono tempo a discutere se la persona che vi sta davanti esiste o non esiste. Siete così sicuri che esiste! Ma forse avete solo una pallida idea di chi sia. Naturalmente quell’idea esiste! Ma forse non ha molto a che fare con la persona stessa.

Lo stesso vale per Dio. Avete una nozione di Dio e dire che quella nozione esiste o non esiste non aiuta molto.

Buddha parla del nirvana, parla cioè di qualcosa di cui è molto difficile parlare e il Buddha ne era consapevole, perché per parlare di nirvana occorre usare nozioni, concetti, parole. Ma ci provò. Anche S. Tommaso d’Aquino disse: “Se pensate di capire Dio, quello non è Dio”. La vostra comprensione di Dio non è Dio, l’oggetto della vostra mente non è Dio.

Questo significa che dovete andare più in profondità, per avere un contatto, una connessione reale e non essere soddisfatti di entrare in contatto con i nostri concetti.
Viviamo in un mondo di concetti e siamo rinchiusi in quel mondo e questo ci impedisce di entrare profondamente in contatto con la realtà.

Il Buddha ha detto qualcosa del tipo:

“C’è qualcosa che non ha inizio e non ha fine, che non appartiene a questa o a quella parte. è qualcosa di cui non si può parlare, qualcosa che non può essere descritto. Se non esistesse, non ci sarebbe luogo in cui le cose con cui entriamo in contatto ogni giorno possano tornare”.

Sta parlando, quindi, di un dharma incondizionato. Ogni cosa è condizionata, come un fiore, che è fatto di elementi non-fiore. Un fiore ha un inizio e una fine, un fiore non è un frutto. Un sasso, una casa, una persona sono fenomeni, dharma. Ma il Buddha parlava di una cosa non composta. Sembra che il Buddha parlasse di qualcosa di non composto, dell’esistenza di qualcosa di non condizionato. È come dire che Dio esiste, che è il fondamento dell’essere, Dio è non composto, perché ciò che è composto è soggetto a nascita e morte, può essere descritto in termini di molti, uguale o diverso, che viene e che va, mentre c’è qualcosa di cui non si può parlare in questi termini di opposti.

Perciò dire che Dio esiste è strano, come è strano dire che Dio non esiste, perché Dio è libero dalle coppie di opposti di essere e non essere, andare e venire, uguale e diverso, nascita e morte.

Nel buddismo non usiamo la parola Dio, usiamo la parola nirvana, ma è la stessa cosa, è il fondamento dell’essere e del non essere.

Perciò potete pregare Dio come atto di devozione - lo pregate perché chiedete qualcosa, protezione, conforto, grazia - oppure potete pregare Dio come atto di visione profonda.

 Discorso di Dharma del 30 settembre 2004

 

© Thich Nhat Hanh


A cura di sanghamilano.org
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